Cap. 4: Conclusioni
Arrivati alla fine di un lungo percorso che ha consentito di tracciare le coordinate della destra sociale in termini culturali, sociali ed economici, è arrivato il momento delle considerazioni generali su presente e futuro di una proposta politica che, da quanto lascia intendere ciò che Lei ha detto, ha l’ambizione di rappresentare un progetto “contagioso” per l’intero centrodestra italiano.
Io credo che il bipolarismo immaginato da Marcello Veneziani, costituito da un polo liberal da un lato e un polo comunitario dall’altro, sia certamente un modello ideale, ma sia nello stesso tempo una suggestione che non si può trascurare. La destra sociale deve operare nell’ambito del centrodestra per dare seguito operativo, in termini di azione di governo, al dialogo con i cristiano-democratici, con le anime più attente al sociale di Forza Italia, con i reduci dal socialismo anticomunista e con le tendenze nazionalpopolari della Lega, allo scopo di innervare il polo liberaldemocratico di un radicamento popolare e sociale. Qualcuno ha usato il termine “liberal-popolare”, come sintesi programmatica dello schieramento della Casa delle libertà. Ma la premessa è che Alleanza nazionale si riconosca coerentemente nel ruolo di punta avanzata e di laboratorio dell’anima sociale del centrodestra. In molti si industriano nel dare un ruolo “centrale” alla destra, ma questa centralità non deve essere confusa con una generica moderazione. La centralità nasce dalla capacità di espandere il raggio d’azione della identità di Alleanza nazionale, di accogliere al suo interno “per integrazioni successive” nuove realtà, che consentano alla destra italiana di raggiungere quel 20 percento dei consensi che ritengo essere un obiettivo a portata di mano del partito. Si tratta di una scommessa non inedita, perché […] De Gaulle ha costruito una dimensione di governo e una tradizione politica partendo da una destra francese caratterizzata da forti spinte sociali e popolari, in Irlanda la destra ha costruito un modello di sviluppo in grado di assicurare crescita economica, rispetto delle tradizioni e coesione sociale. […] Se riusciremo in questo doppio progetto, probabilmente daremo al governo del centrodestra un assetto più solido, perché sarà difficile per la sinistra battere un polo nel contempo liberaldemocratico, sociale e popolare, mentre sarebbe più facile costruire l’alternativa vincente ad un polo liberal-liberista. Questa dimensione di lungo periodo che prospetto per la destra sociale e lo schieramento liberaldemocratico può effettivamente permettere di realizzare quella che nel corso degli anni abbiamo chiamato la “rivoluzione italiana”, il progetto di ricostruzione nazionale che in fondo è la nostra grande idea guida. Ritorna il tema della nuova Italia, ritorna il tema di riuscire a compiere quel processo di unità nazionale incominciato con il Risorgimento ma mai davvero portato a conclusione.
La destra italiana a Strasburgo è fa parte dal 1999 del gruppo dell’Unione per l’Europa delle Nazioni, che raccoglie le destre democratiche europee. Pensa che sia possibile, in futuro, la costituzione di un unico raggruppamento di centrodestra anche a livello continentale, che aggreghi l’Uen e il Partito popolare europeo?
La destra sociale non è sostanzialmente contraria all’incontro con il Ppe, a patto che vi sia una confluenza tra tutte le destre democratiche europee e il Partito popolare postdemocristiano, che porti a sintesi il centro popolare con il portato identitario delle destre europee. L’Europa, per diventare un autentico soggetto politico nel governo della globalizzazione, ha bisogno di una cultura nazionale, comunitaria e identitaria che si leghi al popolarismo europeo, attivandone un positivo cortocircuito. Finito il comunismo, finito il sogno di un mondo pacificato dalle “virtù” del liberismo planetario, si apre la possibilità di costruire un progetto storico veramente italiano ed europeo. L’Italia può essere l’officina di questa nuova politica europea.
Che cosa manca ancora per la realizzazione di questo progetto?
Innanzitutto una consapevolezza più diffusa tra i soggetti politici che oggi stanno a destra, e una marcia in più nell’elaborazione culturale e politica di una proposta e un programma identitario e comunitario. Da questo punto di vista, noi italiani siamo favoriti: ricordiamoci che l’Italia è sempre stata uno dei principali laboratori di idee politiche dell’Europa. Essendo stata il Paese più debole dal punto di vista istituzionale e strutturale, ha sempre avuto più bisogno di nuove elaborazioni e di nuove idee rispetto agli altri Paesi e popoli europei. Quindi l’Italia, e il centrodestra che ne è alla guida, può essere laboratorio e cantiere di questa idea ambiziosa di destra, può essere il fattore propulsivo della trasformazione del polo liberalpopolare europeo, può dare allo schieramento continentale non progressista il senso di un grande progetto storico e di una grande sfida culturale. In questa “grande guerra” la destra sociale sarà sempre in prima linea. |